giornata strana.
primo giorno di cinema.
come tutto qui pare strano, inaspettato.
Il cinema: Be kind rewind. Stasera l’ho guardato a pezzi, alternato con i discorsi di Riccardo e di suo fratello. Discorsi confusi, ma della stessa natura, stesso ceppo.
Il mix molto forte di sentimenti, emozioni, pensieri che alla domanda “e adesso che si fà?” puntano dritti verso la rassegnazione, la difficoltà dei più poveri e la “tranquillità” dei più ammanicati. Non è molto bello, ma la maggior parte delle persone che ho incontrato in questo giorno e mezzo mi ha fatto lo stesso discorso: i poveracci resteranno nelle tende, i signori, i sistemati sono già al mare, e loro di sicuro avranno pure le sovvenzioni e la possibilità economica concreta per ricorstruirsi una casa. I più colpiti sono quelli che hanno la casa lesionata, gravemente lesionata. Oggi sono entrato in casa di Giulio “macete” e il perito gli ha detto “agibile”, che vuol dire “che non crolla” e che quindi non hanno diritto al container.
Mario si sta battendo per avere il container, anche se non gli spetta di diritto, ma del diritto non sa che farsene. Se entrare in casa e vincere la sfida, o arrendersi a quella stessa paura che lo spinge via, verso la vita assurda del “campeggio”.
Qui il terremoto è ancora caldo. Si sfiora costantemente la paura terribile che hanno queste persone.
Riccardo alla domanda “e tu che farai” mi ha risposto prestito agevolato in banca, o mutuo a tasso qualcosa.
Suffu, 30 anni senza lavoro, mi ha risposto pulire casa di legno per mia madre e io e mio fratello ce ne andiamo fuori a ricominciare da zero – Da zero.
Nessuno ha la speranza che qualcuno lo aiuterà.
Disillusione.
Come Be Kind rewind. Disillusione per un mondo che è emozionante ma non fa mercato. I film sweded, maroccati, il cinema delle emozioni distrutto dalla macchina del mercato. La soluzione immediata è farsi il proprio percorso tra contatti, amici, carte, istituzioni provvisorie, e tentare di accedere alla ricostruzione. Più contatti hai meglio è. L’impressione generale è che non c’è giustizia se non te la fai da solo, come sempre, più di sempre.
Non a caso Giulio va in giro con un macete.
La penna con l’immagine di una casa che distribuivano in qualche campo; la penna che ci ha fatto vedere Alessia, o come si chiama, “la dottoresa”, che studia in macchina, vive in roulotte e partecipa alla competizione per due “posti” su 25. Il suo professore, dottore primario, ha dato prova della sua insensibilità arrivando a lezione nel campo dell’ospedale e millantando i suoi motoscafi e i suoi problemi da motoscafista.
Le penne con la casa, donate dalla banca, sicuramente stock di qualche annata di gadget sovradimensionato.
Buonanotte.












0 Responses to “Cinefabrica per l’Abruzzo – report 2”