L’associazione Cinefabrica conduce dal 2008 un percorso di comunicazione teatrale rivolto a persone che vivono situazioni di disagio psicofisico.
ll teatro, oltre ad essere espressione, è scuola di comunicazione. Nel teatro la comunicazione avviene olisticamente. Corpo, gestualità, posa, movimento, sentimenti, emozione e voce sono tutti considerati strumenti di supporto di un unico, grande processo comunicativo. Nel “fare teatro” vengono vissute l’empatia, la consapevolezza di sé e dell’altro, la flessibilità di ruolo, i conflitti e le loro risoluzioni.
Nel percorso di questo laboratorio si intende sviluppare e approfondire la conoscenza del corpo e delle sue possibilità espressive attraverso l’armonia e il ritmo della gestualità, per giungere all’uso della vocalità come suono e della parola come musicalità. Partire dall’uso espressivo del proprio corpo attraverso l’impegno collettivo permette a tutti di creare quel clima necessario per affrontare un lavoro di gruppo in profondità ma con leggerezza.
E’ un percorso che, con una metodologia consolidata in anni d’esperienza, tende a far esprimere al gruppo i propri malesseri e i propri stati di benessere psicologici, convogliandoli verso un obiettivo “esterno”, quale è quel contenitore culturale e, spesso, rituale chiamato teatro. Un teatro che sappia mettere in scena delle verità vissute e dei desideri che aspettano la loro realizzazione, un teatro delle emozioni e dell’ironia, un teatro che lasci un segno tangibile in chi lo sperimenta.
Non è, e non vuole essere, un percorso psicodrammatico, piuttosto un modo di avvicinare allo scopo primario della teatralità, ovvero la comunicazione di sentimenti altrimenti nascosti da mediazioni quotidiane che spesso soffocano, dietro “maschere” e atteggiamenti, tensioni e desideri giusti, legittimi e inalienabili.
Il teatro è un piacere del corpo e della mente, è l’esigenza del comunicare; è un viaggio dentro se stessi che aiuta a migliorarsi per vedere il mondo con occhi diversi, più sensibili e talvolta più creativi.
La sensibilità teatrale aiuta a restituire alla realtà circostante un’idea, una visione, un sogno; l’atto teatrale può ridere cinicamente o ironicamente dei fatti quotidiani, può accusare e denunciare in un’azione d’impegno civile, può esprimere disagi ed emozioni, desideri e speranze.
Questo laboratorio vuole entrare nelle trame più intime della comunicazione attraverso sperimentazioni e tecniche per scoprire la teatralità di ogni partecipante, facendo riemergere l’atto comunicativo più consono alla propria personalità e riconoscendo il teatro come un’importante risorsa non solo per le sue funzioni terapeutiche, ma anche per la socializzazione e la comunicazione con l’esterno.
Il laboratorio proposto per l’anno 2009-2010 nasce dalla volontà di approfondire alcuni aspetti sostanziali emersi durante il percorso dell’anno precedente:
- L’accoglienza. E’ necessaria per comprendere come si può acquisire una consapevolezza nel relazionarsi con sè stesso e con l’altro.
- La cura. E’ intesa come la maniera in cui si affronta il problema dell’altro in modo totale, considerando cioè l’altro in tutti i suoi aspetti, ed in particolar modo quello fisico-emozionale, e considerando la condivisione del problema e la sua soluzione come una questione di assunzione di responsabilità reciproca.
- La fiducia. Ovvero la capacità che si ha di saper trasmettere fiducia, anche dimostrando di fidarsi dell’altro.
- La narrazione. È lo strumento utilizzato per mettersi in gioco e per raccontare di sè, dei propri problemi.
La capacità che il gruppo ha acquisito è stata quella di mettersi in relazione, riuscendo ad affrontare questioni importanti in maniera leggera e condividendo questioni personali con uno spirito di gruppo.
Tutti gli elementi del gruppo mostrano di avere molta fiducia nel progetto e nel percorso, lasciandosi guidare in ambiti a loro sconosciuti, e mostrando curiosità nei confronti del nuovo. Proprio in virtù di questa curiosità riusciamo ad avvicinaci a tutto quello che costituisce elemento di novità e di diversità.
Per quello che riguarda il percorso teatrale in senso stretto, evitiamo ogni pretesa di diventare attori a favore di esigenze più ordinarie: nel percorso di comunicazione teatrale si impara ad ascoltare, primo importante passo per riuscire a comunicare con gli altri, si apprendono alcune tecniche elementari dell’espressione corporea e verbale, si impara come il gesto possa essere sostitutivo della parola.
Il laboratorio è articolato in diverse fasi:
il controllo del corpo: attraverso l’allenamento e l’utilizzo consapevole del corpo, in tutte le sue singole parti, i partecipanti al corso hanno approfondito la conoscenza di sè, delle potenzialità e dei limiti della loro capacità di comunicare col corpo.
L’allenamento costante a tentare di instaurare relazioni nel gruppo o fra singoli individui, soltanto attraverso l’utilizzo del linguaggio del corpo, è una pratica utile al benessere personale, perchè allena a comunicare e a ricercare altre modalità per far questo, e risulta efficace anche nella scoperta delle proprie capacità artistiche ed espressive. Sperimentando l’utilizzo del corpo si sperimentano anche delle capacità di comunicazione originali che possono poi essere utilizzate in contesti di “rappresentazione” legati alla comunicazione.
L’emissione sonora e la voce: nella stessa ottica di potenziare le singole capacità, il gruppo ha lavorato sull’emissione vocale e sul’utilizzo della voce.
il tempo e il ritmo:
l’improvvisazione e la messa in scena di azioni ritmiche scaturite dall’analisi di problematiche legate al proprio vissuto.
Nella seconda fase da settembre 2009 a gennaio 2010 abbiamo lavorato sullo studio e messa in scena di uno spettacolo sintesi del percorso laboratoriale svolto durante l’anno.
In questa nuova fase del percorso teatrale, ci siamo concentrati ancora più su ognuno dei partecipanti, su ciò che è migliorato e su ciò che può migliorare.
La nuova produzione è lo spettacolo “Arrivederci Primavera”, che prende spunto proprio dalla condizione individuale, da esigenze espresse o intuite. È un ragionamento sul tema della depressione o per meglio dire delle depressioni. Gli attori sono sulla scena con la percezione della loro depressione, con quello che sentono di essere ogni volta che si sentono in crisi.
Lo spettacolo ha debuttato al cinema Duni di Matera il 21 dicembre 09 risquotendo molti apprezzamenti. La serata ha messo in luce pregi e difetti di questa esperienza, ci siamo resi conto che per il gruppo è fondamentale fare una continua riflessione sul nostro stato di fatto. Non siamo attori e per questo abbiamo delle carenze tecniche evidenti, ma siamo persone speciali, che hanno voglia di dichiararsi per quello che sono, con grande capacità di suscitare emozioni.
Il pubblico, amici e non, ci hanno ringraziato non tanto per il messaggio “Misericordioso” dello spettacolo ma per le emozioni che gli abbiamo regalato e che abbiamo condiviso.
La scelta del teatro come strumento di educazione nasce dalla consapevolezza che il linguaggio teatrale riesce a sviluppare competenze, a colmare distanze culturali, a migliorare le dinamiche di gruppo, ad integrare le diversità e a creare le condizioni migliori per una formazione completa dell’individuo.
Il gruppo ha maturato la convinzione che i livelli e le modalità di comunicazione sono molteplici. Il difficile è trovare volta per volta, persona per persona, la giusta maniera per instaurare un confronto efficace.
“La parola nasce dal moto del corpo, dal movimento e da quell’azione interiore che nasce dall’esigenza di comunicare un’emozione, un sentimento. La parola è suono dell’anima, il corpo ne è il colore”











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