Dialoghi immaginari amorosi

Sulla scena due corpi: Lui e Lei.

Il nostro mondo reale e quello immaginario sono legati eppure le nostre vite a volte non lasciano spazio alla poesia, l’invisibile rimane invisibile e mai nessuno lo vedrà. Rimarrà lì fino a quando non sparirà completamente.

Noi vorremmo invece rendere visibile tutto ciò che sentiamo, trasformare il sentimento in immagini e parole, vorremmo che le nostre vite non si arrendessero, che continuassero a sognare.

Lui e lei sono nella realtà e nel sogno. Sono ombre che desiderano divenire anime vivide e visibili. Tra di loro dei dialoghi immaginari amorosi. Perchè l’amore, l’innamoramento è necessario.

A dividere la realtà dal sogno un lenzuolo bianco. È questa la soglia tra le due dimensioni. Attraverso l’utilizzo di proiezioni video, le ombre reali, si confondono con quelle proiettate , è qui che la realtà e il sogno tentano di incontrarsi.

Gli incontri sono pensati come quadri in cui Lui e Lei si mostrano sempre gli stessi eppure ogni volta nuovi. Ogni volta è come se si incontrassero per la prima volta eppure c’è in loro la traccia di qualcosa che da qualche parte è gia accaduto.

Di e con: Nadia Casamassima, Andrea Santantonio
Luci e audio: Enrico Ruggieri
Video: Luca Acito
Organizzazione: Aurelia Lupo

I 15 minuti iniziali dello spettacolo

Sono entrambi convinti
che un sentimento improvviso li unì.
E’ bella una tale certezza
ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono
che non sia mai successo nulla fra loro.
Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro
se non ricordano -
una volta un faccia a faccia
forse in una porta girevole?
uno “scusi” nella ressa?
un “ha sbagliato numero” nella cornetta?
- ma conosco la risposta.
No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere
che già da parecchio
il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto
a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava, li allontanava,
gli tagliava la strada
e soffocando un risolino
si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,
che importa se indecifrabili.
Forse tre anni fa
o il martedì scorso
una fogliolina volò via
da una spalla all’altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chissà, era forse la palla
tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli
in cui anzitempo
un tocco si posava sopra un tocco.
Valigie accostate nel deposito bagagli.
Una notte, forse, lo stesso sogno,
subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.

(Wislawa Szymborska, Amore a prima vista)

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