Il sesto giorno è relax.
La mattina inizia con il cielo grigio, coperto, ma non piove.
Siamo sempre qui, nel parcheggio di “macete”. Ieri una bella serata, con gli autori del film imbarazzati ma presenti a testimoniare la valenza del nostro progetto. Presenti senza telecamere, senza riflettori. Imbarazzati perchè gettati all’improvviso in una strana situazione postbellica. Il nostro piccolo cinema dentro la tenda del CSV, dentro la tendopoli blu. A un’ora e qualcosa da Roma, dalla vita “normale”.
E’ stata una bella serata, quella di ieri. Riccardo Tozzi, il presidente di Cattleya e presidente dell’associazione dei produttori italiani ha promesso una struttura stabile, un cinema stabile nelle tendopoli per dare continuità al progetto.
Perchè il cinema è utile. Non tanto per l’intrattenimento o la distrazione quanto per ridare a queste persone una condizione sociale normale, ricostruire una socialità che è necessaria.
Oggi giornata di relax. E’ uscito il sole. Siamo stati qui, nel parcheggio, “casa”. Fuori c’era troppo movimento. Giulio si è rasato barba e capelli. Sono arrivati due vicini di casa. La signora ritornava per la prima volta dopo il terremoto, dopo 19 giorni. Ha pianto. La loro gatta è rimasta qui. Ha un problema allo stomaco. Giulio le da le crocchette speciali che i suoi padroni hanno recuperato chissà come in questa situazione.
- Vieni da mamma tua – e la gatta si avvicinava alla padrona.
La loro casa è devastata, dentro. Fuori apperentemente sembra normale, come la casa di Giulio. Io ogni mattina vado davanti alla loro casa a fare la pipì, c’è un piccolo boschetto. L’ho guardata tutti i giorni. E solo oggi mi sono reso conto che quella casa silenziosa è una casa morta. Quando sono scappati non hanno trovato la gatta. Non so come hanno saputo che finito il terremoto lei era tornata dentro, al solito posto, sopra il divano. Oggi quando sono rientrati ha iniziato a grattare la serranda.
- Chissà che pensa, che l’abbiamo abbandonata – questo diceva lui, il marito della signora.
Il terremoto è qui, noi abbiamo questa strana visuale sulla città, le camionette, i soldati, i campi, ma il grande disastro non possiamo vederlo. E’ blindato. Ormai fanno passare solo le persone che devono recuperare oggetti personali. Il disastro è lì, si sente ma non puoi vederlo, lo sfioriamo continuamente. Ieri ne abbiamo avuto un assaggio durante i giri mattutini di sopralluoghi tra i campi. Ci siamo spinti verso Onna, Paganica, Fossa. Per strada i segni erano molto più evidenti, lampanti. Domani saremo lì.
Oggi siamo andati nel campo di Scoppito, un campo periferico, non molto grande, 400-500 persone. Proiezione pomeridiana per i bambini, pochi ma simpatici. Stasera proiezione per tutti, Machan la vera storia di una falsa squadra. La gente ha gradito, a fine serata in molti sono venuti a ringraziarci.
Purtroppo i pensieri viaggiano alternati. Appena arrivati a Scoppito una strana delegazione stava facendo visita al campo. Non ricordo la scritta sulla loro maglietta verde, ma era evidente la loro estrazione: i giovani delegati di gioventù azione provenienti da tante regione d’Italia erano lì, in gita, il giorno della liberazione. Puliti, avevano portato il loro gesto di solidarietà, cibo e altro. In un giorno tanti campi. Così è stata organizzata la loro gita da un tour operator troppo assurdo per essere vero. Assurdo come la foto di gruppo, sulla porta del campo, tutti insieme con il braccio destro alzato e le frasi inneggianti al duce.
Il sindaco del paese, a quanto ho saputo dopo, li ha cacciati con molta discrezione.
Un giorno e più di 10 campi. Sicuramente le donne perbene con le croci celtiche appesa al collo si lamenteranno della polvere e di come si sono sporcati i capelli in questa gitarella.
Per fortuna sia i finanzieri che i vigili del fuoco hanno manifestato il loro disappunto.
E’ assurda l’Aquila. E’ piena di gente da tutta italia.
Per ora è tutto. Sono distrutto. Domani ultimo giorno. Fossa.










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